La bellezza dell’arte per un mondo migliore

La bellezza dell’arte per un mondo migliore
La mia bella Milano! L’opera „Milano, Piazza del Duomo“ di Giovanni Cerri

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Il settore dell’arte e della cultura è particolarmente colpito ai tempi del Corona. Nessuna produzione cinematografica, niente concerti, nessuno spettacolo teatrale e niente visite ai musei. I musicisti, ma anche i teatri e i musei, hanno trovato una strada per presentarsi ed essere visibili sui social e sui siti internet, in modo da rimanere in contatto con il pubblico. Per gli artisti visivi è molto più difficile percorrere una via simile e riuscire a rimanere presenti.

L’influsso della crisi sull’arte e sugli artisti

Per rimanere fedele alla direzione del mio blog, ho parlato con cinque artisti italiani. Tutti e cinque vivono e lavorano a Milano e dintorni e tutti presentano le loro opere in Germania, presso la Westend Galerie di Francoforte. La direttrice della galleria, Barbara Thurau, ha organizzato per me le interviste. Grazie mille Barbara! Attualmente nella galleria sono esposte le opere di Leonardo Gambini, ad oggi nuovamente visibili al pubblico. A causa delle restrizioni alla mobilità l’artista non ha potuto essere presente all’inaugurazione della mostra tenutasi nel mese di marzo.

Ma allora, come fa un artista visivo a rimanere in contatto con il proprio pubblico? Quando si vive solo dell’arte, come fanno quattro degli intervistati, si ″deve″ vendere per sopravvivere. Lo Stato italiano ha predisposto un piano di sostegno per gli artisti. Possono richiedere un bonus mensile di 600 euro. Non è tanto, ma è già qualcosa.

È possibile in questo tempo essere creativi? Come si vive il quotidiano e cosa ci si aspetta dal ″dopo Corona″? Ho posto queste e altre domande agli artisti intervistati, mantenendo la necessaria distanza di sicurezza, ovvio, per iscritto 😉

»Le persone si avvicinano ancora di più all’arte«

Leonardo Gambini

è nato nel 1994 a Filottrano, un piccolo paese delle Marche. Dal 2015 vive e lavora a Milano, dove studia all’Accademia di Brera. Le sue opere si collocano nella tradizione del minimalismo e dell’arte concettuale. Tuttavia, sempre più spesso, ricorda anche i suoi inizi come street artist e realizza graffiti. Attualmente espone alla Westend Galerie di Francoforte.

www.leonardogambini.it

Ognuno affronta la situazione in modo diverso – ma i social li usano tutti. Sia per informarsi, sia per rimanere in contatto con amici e familiari ed infine per presentare le proprie opere. Leonardo Gambini ha pure lanciato un’asta personale, mettendo in vendita una propria opera con lo scopo di finanziare le strutture attive nell’emergenza del covid-19. ″L’interesse che ha scaturito è stato molto alto e sono molto contento del risultato ottenuto″, dice Gambini. Qualche settimana fa ha pure realizzato un’opera in diretta. ″Oltre a poter fare ciò che amo, è stato un modo per collegarmi con i miei follower e far vedere il mio metodo di lavorare.″ L’artista è molto contento che ″le persone in questo brutto momento si avvicinano ancora di più all’arte e che nel male di questo virus, si possano creare dei contenuti interessanti e coinvolgenti.″ In questo momento le cose che a lui più mancano sono la famiglia e gli amici. Poterli stringere e stare con loro, magari passeggiando al parco.

La bellezza dell’arte per un mondo migliore
Leonardo Gambini davanti ad una sua opera

É anche sicuro che tutto questo modificherà molto i rapporti tra le persone. Mai come in questo periodo si sente parte di una comunità, pronta ad aiutarsi e stringersi nel momento del bisogno. ″Dovremo sempre tenere a mente questo periodo per ricordarci di dare il giusto peso alle cose.″

Gambini considera questo periodo anche come un tempo d’ispirazione. ″Potersi fermare e avere a disposizione del tempo per se stessi, permette di ascoltarci meglio e fare più ricerca. Questo porta a nuove idee e progetti artistici.″

»Il ruolo dell’arte è anche un ruolo sociale«

Ester Negretti

Ester Negretti vive questa situazione in un modo molto diverso. Per lei è inimmaginabile, di questi tempi, mettere ″sulla carta″ qualcosa, figuriamoci trarre ispirazione dal Corona virus per le proprie opere. Beato chi riesce a dipingere in questa situazione! ″Quando ci provo piango tutto il tempo, è impossibile, disumano, incrociare lo sguardo delle persone solo per evitarsi e con la paura di avvicinarsi troppo. Forse sono troppo sensibile io, ma per me è veramente dura. Per fortuna che ho la mia bimba alla quale pensare e che mi chiede mille attenzioni e di giocare tutto il giorno con lei!″

Cosa le manca di più? La vita quotidiana, la normalità. Per l’artista la situazione attuale è una tragedia. ″Non si può pensare che è lontana da noi, che non ci riguarda, e fare la vita di sempre. Può toccare chiunque, anche me. L’idea costante che questo può essere l’ultimo giorno della mia vita o di quella di un amico o di mio marito o dei miei genitori … non si può vivere con la paura.″

Da quando Ester Negretti ha chiuso lo studio trascorre tutto il tempo a casa con la sua piccola di 7 mesi. La bimba definisce la sua giornata. Quando questa dorme, Negretti prova a rimanere aggiornata sulla situazione Corona virus tramite i social e internet, scrive agli amici per sapere come stanno, condivide notizie interessanti su facebook. La notte si sveglia ogni ora e poi, con il pensiero di quello che sta accadendo nel mondo è veramente difficile addormentarsi. ″Cerco di non pensare a quest’ombra oscura che mi annebbia la mente e, mentre gioco con la bimba, pubblico sui social le mie opere d’arte e faccio delle dirette: credo che il ruolo dell’arte oggi sia anche questo. Un ruolo sociale che in questo caso vuol dire contaminare le persone con la bellezza.″

»Mi sto ritrovando ‘dentro‘ i miei quadri«

Anche se non è lontano dalla sua casa, Giovanni Cerri non può recarsi al suo studio ormai da più di un mese. Per fortuna si è portato un po’ di materiale a casa per poter lavorare, come matite, carta e pastelli. Aveva già iniziato un lavoro proprio su quello che sta accadendo, ed è riuscito a finire due opere di grandi dimensioni. Siccome è difficile acquistare materiali per disegnare Cerri usa quello che già ha, che a volte può essere carta riciclata.

Giovanni Cerri nel suo studio

″Il mio lavoro è sempre stato in sintonia con paesaggi vuoti, senza persone. In un certo senso mi sto ritrovando ‘dentro‘ i miei quadri. Ho rivisto, in questa distopica realtà di queste giornate, i miei parchi giochi senza bambini, le strade deserte, i palazzi disabitati. Ecco, è come se camminassi lì quando mi capita di uscire. Tutto quello che avevo pensato e dipinto come luogo immaginario ora mi circonda. Una solitaria periferia dell’anima.″

Lui in questo momento particolare, pensa soprattutto a ciò che ha e non a ciò che gli manca. ″Penso alla mia famiglia, aiuto mia figlia con i compiti, aiuto mio padre con le cose di prima necessità, telefono o scrivo a qualche amico.″

»Nel disegno si esprime anche il lavoro interiore«

Marina Falco è una di quelle che non riesce a stare ferma. Come docente presso Brera, la sua giornata è in gran parte dedicata alla preparazione ed allo svolgimento delle lezioni che tiene online. Lei può certamente trarre qualcosa di positivo dalla crisi del Corona. ″È un periodo che ti porta a riflettere e a fare delle valutazioni. Ribadisco che nel disegno si esprime e si manifesta anche questo lavoro interiore.″

Marina Falco

A Marina Falco manca la libertà di organizzare e decidere della propria vita. ″La libertà di muovermi, quella di pianificare un viaggio per andare a Napoli da mia madre che vive da sola e ha 84 anni. Non so quando la rivedrò, questo mi fa stare malissimo.″ Le mancano gli studenti, il rumore in aula prima di iniziare la lezione, il suo lavoro e l’esperienza che ha guadagnato negli anni. Anche se sta insegnando, ″è come prendere una nuova rotta e non sai come e quando approderai.″ Lei compara la situazione al ritrovarsi in mare: ″Stai navigando e improvvisamente si alza il vento e ti trovi in una forte burrasca. Hai delle priorità, non fai previsioni.″

Marina Falco

è nata a Napoli nel 1967, vive e lavora a Milano da 32 anni. Ha studiato pittura all’Accademia di Brera, dove è docente dal 1999. Tra le numerose mostre che ha realizzato sia in Italia sia all’estero, va ricordata la 54° Biennale di Venezia – Padiglione Italia di Torino nel 2011. Nel 2016 ha esposto alla Westend Galerie di Francoforte.

www.marinafalco.com

Per quanto attiene al futuro Marina Falco crede che ″il rapporto interpersonale dei sapiens sarà fortemente rivisto e concepito con misure diverse. Stare insieme non sarà più la stessa cosa, almeno per un po’ di tempo. Credo anche che questa situazione ripianifichi la nostra percezione degli spostamenti, dei viaggi. La globalizzazione si fondava anche su questa relazione: tempi brevi per lunghe distanze. Da ora e per diverso tempo il concetto di confine sarà di nuovo un limite, non facilmente valicabile.″

»L’arte può, attraverso la sua bellezza, regalare un mondo migliore«

Raffaele Cioffi si considera da sempre un pittore in quarantena perché le sue opere possono essere create solo in solitudine. Usa soprattutto Instagram come vetrina ″per fuori″, per mostrare, anche se non reale, almeno una certa presenza online. Siccome il suo studio si trova a Lissone, un piccolo paese a pochi chilometri da Milano, non vi si può recare. Perciò ha deciso di attrezzarsi per fare dei piccoli lavori su carta.

La bellezza dell’arte per un mondo migliore
Raffaele Cioffi nel suo studio

La sensazione di qualcosa di grave che ci è successo toglie anche a lui la vitalità. ″Da casa mia si sentono le sirene delle ambulanze che corrono attraversando la città, portando i malati in ospedale: mi rattrista. Credo che il mio lavoro subirà dei cambiamenti ma è presto per dirlo.″ Cosa gli manca di più? Gli incontri. La vicinanza tra le persone, il poter viaggiare, una cena al ristorante – per dirlo in breve: la normalità.

Tutto il mondo, per la prima volta, si trova difronte un nemico invisibile da combattere.

″Mi ricordo i racconti di mio nonno che ha fatto la guerra, ha sofferto la fame, il freddo. Oggi, combattiamo un nemico invisibile che ti colpisce senza preavviso. C’è una guerra che si combatte nelle corsie degli ospedali, con medici e infermieri in prima linea a curare gli ammalati che riempiono i pronti soccorsi.″

Cioffi è convinto che l’arte può, attraverso la sua bellezza, regalare un mondo migliore.

Speriamo. Sarebbe bello.

***

Grazie a Sarah Verzillo-Wolf della Deutsch-Italienische Vereinigung per la revisione delle bozze!

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